martedì, 10 novembre 2009, ore 15:09
scarabocchiato da Setif in famiglia, figli

Ieri mio figlio:

- Mamma, ho deciso! La preiscrizione alle superiori la faccio al liceo scientifico indirizzo informatico, ho già parlato con il prof!

- Ma non volevi andare all'istituto tecnico?

- Macchè istituto tecnico!! Lì mi ci vuoi mandare te.

- Io? Ma veramente mi avevi detto che ci volevi andare perchè si studia meno.....

- No no, già deciso! Liceo scientifico e poi università!

- Accidenti come si cambia alla svelta a questa età! Non me l'aspettavo, e che università vuoi fare?

- Ingegneria informatica!! Scommetto che sei contenta!??

- Direi più senza parole guarda! Ma com'è nata sta passione improvvisa?

-Il prof di tecnica mi ha detto che con quella laurea posso fare domanda per entrare nella Ubisoft....visto la marca dei video giochi!!?? Così li faccio come piacciono a me, e sai quanti magari me li regalano??

- °__O  !!!??!!!!

- E poi mamma, ...... mi ha anche detto che è importante, mooooooolto importante esercitarsi, e prendere molta pratica con il computer!

- Eeeeeeeee ........  ?  .......?

- E così pensavo che magari per Natale mi potresti comprare il pc (visto che la play me l'hai tolta!!!!!) ........così sai l'esperienza non ha prezzo!!

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martedì, 10 novembre 2009, ore 11:31
scarabocchiato da Setif in sentimenti, rispetto

S.Galgano Abbazia
Ho sempre amato i girasoli.
Forzano la loro natura per guardare in faccia il sole, e quando questo li brucia con il suo calore, semplicemente e senza vergogna, abbassano la testa e muoiono. 

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martedì, 10 novembre 2009, ore 11:31
scarabocchiato da Setif in amicizia, violenza, rispetto

Ieri ho avuto un pò di tempo per fare un giro in diversi blog che ho trascurato per motivi di mancanza di tempo. Come sempre ho trovato cose molto interessanti, ma una frase in particolare mi ha fatto rimuginare un bel pò, e spero che mi perdonerà l'autrice se prendo spunto:

"Sono quelli i modelli vincenti,di distacco dalle cose,dal pensare ai cavoli propri,anzi ad occuparsi solo dei cavoli propri e..a fan..tutto il resto!..e se non sei così?peggio per te!..a coloro che sanno essere duri,a coloro che imperterriti passano sopra ogni cosa..non mi resta che battergli le mani...lasciate perdere i temperamenti supersensibili,il talento artistico,quello vero però,è solo una perdita di tempo..la vita è una giungla,sopravvivono solo i più forti,i più furbi..non sprecate tempo alla ricerca di voler inquadrare tutto la realtà sensibile che ci circonda,è tutta una questione di tempi giusti nei momenti giusti,c'e un ora per ogni cosa..per il resto pazienza!"
 
Il post di Jacky affronta argomenti molto delicati e personali, parla di un mondo completamente diverso dal mio, che posso conoscere solo molto indirettamente; ma queste parole e il continuo del post, e i post successivi che ho letto, mi hanno colpito veramente molto.
E' una frase che avrei potuto scrivere io o molte altre persone che conosco, riferendosi non a transgender ma a persone diciamo "normali", a vite di tutti i giorni.
Sto finendo di leggere (a fatica per mancanza di tempo) Paura Liquida e un passaggio dice:
Il neoliberalismo (John Dunn) "scommette su chi è forte", "sui ricchi che in parte inevitabilmente hanno la fortuna di esserlo già, ma soprattutto su coloro che hanno l'abilità, il coraggio e la fortuna per riuscire a diventarlo"

Cosa c'entra? Forse niente, o forse tutto, ma mai come in questi ultimi mesi ho avuto la netta sensazione che in questa società non conti più veramente cosa fai o come ti sforzi di essere, quali principi cerchi di seguire, ma contano soltanto i risultati.
Vieni giudicato esclusivamente per quello che riesci ad ottenere. I mezzi, e anche gli scopi (da non sottovalutare assolutamente) non contano niente.
Un esempio pratico, un esempio che ancora mi fa contorcere lo stomaco dalla rabbia?
L'altro giorno in banca, in coda allo sportello, ultima della fila le spalle appoggiate alla porta dell'uffio del direttore. 
Dentro l'ufficio il direttore con un imprenditore che dalla voce particolare ho riconosciuto molto bene. Soliti problemi di molti, il direttore agitato, l'imprenditore elencava i punti di forza della sua impresa, della correttezza della sua impresa, che da queste parti è risaputa. Dell'ottimo rapporto con i propri dipendenti che si stanno facendo in quattro per supportare il momento critico. Il direttore che con la freddezza di chi fa i conti e chi i conti li deve far quadrare, lo accompagna alla porta, la apre e lo invita a tornare con il "richiesto" la settima prossima. L'imprenditore salutandomi esce dalla banca, il direttore va da una persona in fila per la cassa gli stringe le spalle e con un sorriso a 36 denti gli dice di andare a prendersi un caffè, che poi alle operazioni alla cassa ci pensa lui.
Il soggetto in coda a cui il direttore stringe le spalle è un'altro imprenditore, sicuramente senza problemi di liquidità, sicuramente senza nessun problema con i propri dipendenti, in quanto non ne ha di assunti. Sicuramente l'imprenditore che si berrà il suo caffè in tutta tranquillità, non avrà problemi di cercare quello "richiesto" perchè lui, in buona compagnia, nei momenti giusti ha "aiutato" imprenditori in seria difficoltà rilevando le loro proprietà e "permettendogli" di vivere e non fallire. 
Non c'entra niente, forse, o forse c'entra tutto, ma se non scrivevo ci pensavo troppo e così invece supero e procedo.
Buon Halloween a tutti quelli che lo festeggiano e buone feste a tutti gli altri!

 

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martedì, 10 novembre 2009, ore 11:12
scarabocchiato da Setif in amicizia, allegria

imagesCA6AWU79 dal web

Ieri ho ricevuto una telefonata da un'amica che non vedo da anni. Ci sentiamo in genere per Natale per i saluti di rito, ma poi niente più.
Ieri invece mi ha detto che le è capitata una nostra foto di molti (troppi) anni fa, fra le mani e ha avuto voglia di chiamarmi.
Io avevo 14 anni ed ero con lei in Sicilia, a casa sua, era il famoso ferragosto in cui ho scoperto come si fanno a sgusciare i gamberoni. Fra le risa di tutta la sua famiglia e parenti vari, più di una trentina, ho cercato d'imparare a mangiare frutti di mare e gamberoni. Lontano dalla mia famiglia, quella vacanza è stata per la mia adolescenza come un'avventura di Indiana Jones.
Con lei, che è molto più grande di me, abbiamo fatto tutto il viaggio in treno, Arezzo - Catania, una vera avventura, con sosta notturna alla chiassosa stazione di Napoli e la traghettata nello stretto di Messina.
La notte è il ricordo più bello che ho da sempre, il mare nero e il verde-azzurro delle lampare, come lucciole, e quel rumore soffice che mi coccolava.
E poi, i dolci siciliani, la pasta di mandorle, e la stupenda pasticceria con i bignè al cioccolato più grandi della terra, in piazza del duomo (non mi sono ricordata di chiederle se esiste ancora!!).
E ancora i ragazzi per strada, con i loro fischi e commenti che inizialmente avrebbero fatto sentire bella anche la più racchia, ma che dopo due giorni erano fin troppo invadenti, uno scioc per una del continente!
E poi il pesce, bastava immergersi per vederne ovunque, anche i polpi, buonissimi lessati con il limone (oggi devo avere proprio fame!!)
Ed ancora l'Etna, ma meglio Taormina di sera con tutta quella vita!
Oggi sento il profumo di salsedine!! Che bella la Sicilia!!


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martedì, 10 novembre 2009, ore 11:12
scarabocchiato da Setif in ricerca, paura

Ho usato PC e internet sempre per la lavoro. Circa quindici mesi fa però ho cominciato a giocare in alcuni giochini gratuiti on line. E’ stato mio figlio che mi ha convinto a provare, e dopo alcuni tentativi ad agosto dell’anno scorso ho trovato un gioco che mi ha appassionato.
Ho cominciato ad usare il gioco come un’evasione, avevo bisogno di evadere i problemi che mi soffocavano. Avevo bisogno di una valvola di sfogo che non fosse la mia famiglia, perché non volevo pesare troppo, volevo apparire una persona forte e sicura.
In quel gioco conobbi molte persone, ragazzini con aspirazioni in politica che si dimostravano ottimi diplomatici, riuscendo a stipulare patti di alleanza e protezione, parrucchiere che fra una messa in piega e una permanente, lanciavano attacchi micidiali, rappresentanti che riuscivano ad entrare e spiare i gruppi più forti di tutto il gioco, bancari che erano strateghi perfetti. Neanche a dirlo il gioco mi prese, e dai pochi minuti il giorno, passai alle ore, e anche se non le conoscevo personalmente, tutte quelle persone me le figuravo nella mia mente, conoscevamo i nostri orari, le nostre abitudini. Una persona in particolare era diventata un punto di riferimento, sempre collegata, a capo di una delle più forti congreghe e ormai nostra alleata.
Non parlavamo mai con C. della nostra vita, solo del gioco, le uniche cose che sapevo era che nel suo stesso gruppo giocavano sua moglie e suo figlio. Ci siamo divertiti moltissimo per mesi, quel mondo era diventato per me un posto in cui nascondermi. Ricordo una domenica mattina, mi collegai prestissimo, era da passata da poco l’alba e lui era on-line. Mi chiese che mi succedeva perché non ero con mio marito. Gli risposi che ero troppo nervosa, non riuscivo a ordinare la mia vita come volevo e questo mi metteva il panico. Lui mi chiese come era il tempo dalle mie parti, era una giornata nebbiosa e pioveva già. Mi disse di spengere il PC, e di uscire con la mia famiglia. Ricordo che mi misi a ridere, con quel tempo e nel mese di novembre dove sarei potuta andare? Ma lui insisté, mi disse di godermi ogni momento. In effetti spensi il PC e più tardi andai in un posto che con la nebbia sembra uscire da una favola di re Artù. Mi divertì moltissimo raccontando storie di fantasmi a mio figlio, mentre passeggiavamo fra le stradine dell’isola in mezzo al lago Trasimeno.
Dopo alcune settimane C. smise di essere on-line, non riuscivo più a contattarlo, neppure sua moglie e suo figlio. Mancando poche settimane a Natale pensai fosse in ferie, ma dopo quattro giorni di assenza totale dal gioco, mi contattò sua moglie. Mi disse che C. era morto, era da molto tempo gravemente malato.
Ripensai a quella domenica mattina, alle sue parole, o meglio al suo messaggio, pensai che avevamo fatto talmente tanti discorsi assurdi, parlato di quel gioco sciocco, quando lui stava morendo. Mi sentì un’idiota, non avevo capito niente. Credo che sua moglie riuscisse a leggermi nel pensiero perché più tardi mi scrisse un lungo pvt in cui mi rassicurò dicendomi che per suo marito, distogliere la mente dalla realtà e sprofondare in quel gioco, circondato da dame e cavalieri, aveva significato veramente tanto.
Ma io a distanza di mesi, non riesco a darmi una giustificazione, non so cosa farei se sapessi di stare per morire; certo è che anche senza esserne cosciente, senza avere la sua stessa sofferenza, anche io avevo scelto di non vivere a pieno la mia vita e di nascondermi in un mondo che non esiste.

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